The Roman Raku firing event

 

About once a year I get together with a group of friends and ceramic artists for a Raku firing at Cascina Farsetti, a small farmhouse in central Rome.

It’s a chance to share ideas and play around with various glazes on the pieces we have set aside, not to mention a day spent chilling out with good food and wine.

 

 

↑ The bisque-fired ware is coated with various glazes then placed in a special Raku kiln and quickly heated to a temperature of between 1400-1800° F.

 

 

↑ Once the piece has started to glow and the glaze covering reaches a translucent state, its time to careful move the piece from the kiln. Deciding when the glaze has melted takes practice and is best done by observation.

 

 

↑ The piece is carefully placed in a separate metal container together with some organic combustible material such as dry leaves and old newspaper. Once covered, the piece goes into a reduction environment where oxygen is limited and reaches its final state.

 

 

↑ Gold shimmer effect achieved with copper oxide glaze Raku firing.

 

   Born and bred in London, I moved to Rome in the 90s where I began my journey into the world of ceramics. Since that moment I have been exploring techniques and clays being drawn both to the sensitivity of the tactile process and to the unpredictability of its outcome. I believe that the art of ceramics is a voyage through time that captures moments of touch and circumstance: a freeing of the senses. For this reason, all my pieces are created entirely by hand, without the use of a potter’s wheel. As clay is a beautiful material in its own right I prefer to let its natural colour and texture become an integral part of the final form. Each creation is a search for movement and harmony and is an individual and unique piece of art.

 

Techniques and clays I use:

—Refractory Clay

Refractory clay can be white or brown in colour and is rough to the touch, holding within its mixture grains of sand. It is called refractory as it is able to withstand very high temperatures without deforming. Not all clays will do this – porcelain for instance turns into a glassy substance and low firing clays may swell or fall apart at a higher heat. For this reason, refractory clay is often used in Raku or ceramic compositions combining the use of molten glass reaching temperatures of between 950-1050°C.

 

—Terra Sigillata

Terra sigillata is a decorative technique, most famously found on ancient Roman pottery as of the first century B.C., which uses very fine slip (watery, clay substance) to coat pieces before firing. The slip is made by adding a large amount of water and a deflocculant (such as a modern water softener) to the clay. The deflocculant helps keep the finest particles of clay in suspension, while larger particles settle to the bottom. After 2/3 days, the cloudy top half is siphoned off and the particles are then dropped out of suspension by adding Epsom salts or vinegar. The clear water that remains is then removed, leaving a small amount of terra sigillata slip. Once created, the slip can be used to coat the leather-hard clay which is then burnished before firing. This sealing process is both a form of protection and a means to decrease the absorption of liquids. It increases the visual interest of the ceramic surface and, with diligent burnishing, can transform it into a glossy marble-like finish.

 

—Bucchero

The term Bucchero is mostly associated with a class of ceramics in Central Italy first produced by the regions pre-Roman Etruscan population during the late VII century B.C. Regarded as the “national” pottery of ancient Etruria, bucchero ware is distinguished by its glossy, metallic black surface. The effect is achieved by diligent burnishing at the leather-hard stage. The piece is then placed inside an iron container filled with organic material like wood or leaves and subsequently positioned in the kiln. During a slow firing reaching 750° circa, the lack of oxygen inside the container causes the iron oxides in the red clay to turn the piece black naturally.

 

   Marisa Notarianni nasce a Londra dove porta a termine i suoi studi. Negli anni ’90 si trasferisce a Roma. La sua natura curiosa la spinge a conoscere il mondo della ceramica esplorandone tecniche nuove e sperimentando argille diverse. Attratta sia dalla sensibilità del processo tattile che dall’imprevedibilità dell’effetto finale. Per lei la ceramica è un viaggio attraverso il tempo che immortala l’incontro con la materia, una liberazione dei sensi. Tutte le sue creazioni sono realizzate esclusivamente a mano senza l’uso del tornio lasciando che i colori naturali dell’argilla siano parte integrante della forma finale. La continua ricerca dell’armonia e del movimento rendono ogni creazione unica nel risultato.

 

Techniche e argille adoperate:

—L’Argilla Refrattaria

L’argilla refrattaria può essere di colore bianco o rosso ed è un’argilla molto robusta e ruvida al tatto. Questo tipo di terra ha al suo interno della chamotte che diminuisce il grado di contrazione, evitando così la probabilità di frattura. Per questo motivo viene spesso usato per cotture Raku o composizioni con vetro fuso arrivando anche a temperature di 950-1050°C.

 

—Terra Sigillata

Con il termine terra sigillata si definiscono le tecniche di finitura di superfici ceramiche rivestite da patine prodotte con argilla vetrificante diffusa in tutto l’impero romano a partire dal 100 a.C . Queste patine si ottengono attraverso la decantazione dell’argilla in acqua a cui viene aggiunto un elemento flocculante che facilita la precipitazione del calcare sul fondo e la sospensione delle particelle di feldspato (minerali a struttura lamellare), che costituiscono l’elemento “vetrificante” dell’argilla proteggendo la superficie del vaso e rendendolo resistente all’acqua. Il colore del vaso finito dipende oltre che dal colore della terra sigillata, anche dalle tecniche di cottura; se sono in ossidazione danno la tradizionale colorazione rossa, se invece sono in riduzione si crea un nero dai riflessi metallici.

 

—Bucchero

Il Bucchero è un tipo di ceramica nera che veniva prodotta dagli Etruschi per realizzare vasi dalla fine del VII secolo a.C. alla prima metà del V secolo a.C. L’integrale monocromia nera è la caratteristica più evidente di questa tipologia di ceramica e la colorazione è ottenuta mediante una cottura particolare. Gli oggetti foggiati, steccati ed essiccati all’aria vengono poi cotti in un forno adatto a produrre un’atmosfera interna fortemente riducente (priva di ossigeno) raggiungendo lentamente una temperatura di 750°C e, grazie alle reazioni chimiche che in queste condizioni di cottura si sviluppano, gli oggetti, piuttosto che sortire dal forno con il classico colore bruno aranciato della terracotta assumano, in modo del tutto naturale, la colorazione nera che li distingue da qualsiasi altro tipo di ceramica.

 

Concept & design:

Anne Bauer, Munich

> www.annebauerdesign.de

Photographs:

Marco Di Meo, Marco Gaudagnini, Marisa Notarianni

 

 

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arte in ceramica  marisa notarianni

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